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INTRODUZIONE

INTRODUZIONE


Fin dall'antichità la Luna ed il Sole, l'alternarsi del giorno e della notte, l'eterno succedersi delle stagioni sono stati fattori di straordinaria importanza per lo sviluppo e la sopravvivenza delle antiche civiltà. Il Sole, la Luna ed i cicli naturali divennero oggetto di culto, mentre i primi tentativi di misurazione del tempo furono legati ai periodi della semina e del raccolto. A partire dai megaliti di Stonehenge (1500 a.C.), in Inghilterra, e dalle esperienze cinesi (1200 a.C.), gli studi sull’ombra del Sole da empirici si fecero via via più scientifici, fino alla scoperta delle leggi che regolano la misurazione del tempo.

Gli orologi solari o meridiane, con indicazione di ore, fasi lunari, mesi e posizioni del Sole nello Zodiaco furono inventate secondo Vitruvio da Beroso, celebre astronomo babilonese, secondo Plinio l’inventore fu Anassimene da Mileto, mentre altri storici asseriscono che fu Platone a portarle in Grecia in seguito al suo viaggio in Oriente. Secondo Erodoto (484 – 424 a.C.), infine, i Greci impararono a costruire gli orologi solari dai Babilonesi. Le conoscenze sulle meridiane passarono poi dal mondo greco a quello romano.

A Roma gli orologi solari furono introdotti solo dopo la presa di Catania (263 a.C.); infatti, prima della guerra Cartaginese, il banditore dei consoli gridava il mezzogiorno quando la Curia vedeva il sole tra i Rostri e la strada dei Greci. Il primo orologio solare fu posto nel Foro, ma esso non poteva segnare l’ora esatta perché era stato costruito per la latitudine di Catania, che differisce di circa cinque gradi da quella di Roma. Solo duecento anni dopo, nel 56 d.C., fu costruito un orologio solare calcolato per la latitudine di Roma. Augusto, poi, fece costruire nel Campo Marzio un grande orologio solare che aveva come gnomone un obelisco alto 37 metri preso agli Egiziani (lo stesso obelisco che oggi possiamo ammirare nella piazza di Montecitorio).

Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, con l’Europa invasa dai barbari, anche l’astronomia conosce tempi oscuri. Nel Medioevo le meridiane compaiono sulle pareti di Conventi, Chiese, Palazzi, luoghi frequentati da molte persone, divenendo così un bene della comunità. Si diffusero soprattutto nei borghi paesani ben esposti al Sole, unica vera forza motrice dei quadranti solari, diventando parte integrante della vita nei campi. Intorno all’anno Mille iniziarono in Italia le costruzioni delle meridiane orizzontali utilizzando fori nelle volte delle cattedrali; tale uso si protrarrà per diversi secoli fino alla perfetta meridiana costruita in San Petronio a Bologna, nel 1655, dall’astronomo Cassini.

Dal XIII sec. si diffonde un’ulteriore innovazione proveniente dall’Islam: l’uso dello stilo orientato parallelamente all’Asse Terrestre e non più perpendicolare alla parete. Nasce così l’orologio solare ad “Asse Polare” indicante le Ore Equinoziali. Tale tradizione si mantiene ininterrotta fino alla fine del XIX secolo.

All’inizio dell’800 il diffondersi di orologi meccanici sempre più perfezionati e l’affermazione della civiltà industriale, segnarono l’inizio della parabola discendente delle meridiane. In poco tempo caddero in disuso, spesso furono distrutte per fare posto ad orologi meccanici, nel migliore dei casi furono abbandonate all’azione devastatrice del tempo e dell’uomo.

Ai nostri giorni le meridiane hanno perso la loro funzione pratica; nell’epoca dell’orologio atomico e del mondo globale esse possono apparire anacronistiche, ma forse hanno ancora qualcosa da insegnare: ci aiutano e riscoprire il misterioso corso degli astri ed il ciclo delle stagioni, mostrandoci nei loro quadranti l’immutabile ombra del tempo.